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Quando muore un figlio

Il dolore di perdere un figlio/a é incomparabile. La morte di un giovane figlio è la morte dell’innocenza. Una parte del genitore muore quando il figlio muore, forse perché il futuro, con tutti i sogni e le speranze, va in frantumi.Le famiglie sviluppano speciali relazioni al loro interno e di primaria importanza é quella genitore-figlio. Nelle famiglie sane c’è la consapevolezza che l’unità familiare, in quanto tale, si spezzerà col tempo: i bambini cresceranno ed andranno via, i genitori invecchieranno e moriranno. In una situazione ideale, i membri della famiglia si rendono conto che tutte le relazioni sono temporanee. In situazioni meno ideali i genitori possono non avere il giusto rapporto con i loro propri genitori ed avere difficoltà a permettere che i genitori, il coniuge o i figli si allontanino.12

Nelle famiglie seriamente disturbate i genitori hanno una bassa autostima e temono prove e pericoli. Essi letteralmente si avvinghiano l’uno all’altro, cercando di rassicurarsi con il dirsi che tutti all’interno della famiglia si somigliano. Essi proteggono se stessi da un mondo esterno che é visto come minaccioso.

L’improvvisa, imprevista morte di un figlio, per ogni famiglia, é un evento devastante. Non c’è tempo per prepararsi alla tragica perdita. I genitori si aspettano che i loro figli vivano a lungo, che gli sopravvivano. “La nostra famiglia non ha fatto nulla per meritare ciò” si sente dire quando dei genitori devono fronteggiare la morte di un figlio. Le madri dicono: “Se solo potessi averlo aiutato”, “Se potessi tenerla con me una sola volta ancora”, “Se solo potessi dirle ti amo una sola volta ancora”.

Il ruolo dei genitori é di proteggere i loro figli; auto-biasimo, senso di colpa e di fallimento possono tormentare i genitori. Essi razionalmente sanno di non essere responsabili del1a morte del loro caro e, tuttavia, dietro le lacrime spessissimo si trovano le parole: “scusami, scusami, scusami…” Tanto é intenso lo shock di perdere un figlio.

La fase del negare 1’accaduto é di solito lunga perché la mente semplicemente non può fronteggiare la piena realtà di ciò che é accaduto. Sentirsi dire che il figlio é morto é una cosa; accettare il fatto che il figlio è realmente morto può richiedere un tempo assai più lungo.

Più e più volte il genitore verrà sorpreso a negare la realtà di quella morte. “Continuai ad aspettare che telefonasse” diceva una madre. Occorrono talvolta settimane o mesi prima che il genitore possa materialmente pronunciare la parola “morto”. Molti genitori descrivono un dolore nel petto come sintomo della loro angoscia e della loro sofferenza in questo periodo.

Il dolore dei genitori é fatalmente solitario a causa del prolungato periodo di rifiuto della realtà. Dal momento in cui il genitore é in grado di rendersi conto pienamente che il figlio é morto – per mai più tornare – la maggior parte dei familiari ed amici ne ha già accettatola scomparsa. Poichéil genitore comincia a provare intensa rabbia e tremenda depressione, gli altri lo evitano dato che fronteggiare questi sentimenti significa rinnovare la propria sofferenza. Essi possono accusare il genitore di non saper fronteggiare la situazione né di accettare la realtà.

Poiché nessuno sembra sapere come aiutarli e poiché la pena dei genitori mette tutti a disagio, i genitori imparano che se nascondono i loro veri sentimenti e stati d’animo saranno meglio accettati.

Si può considerare la perdita di un figlio,quindi, come la sfida esistenziale più difficile, quella per la quale non si ha un riferimento precedente nella storia personale che ci consenta di aiutarci per superarla da soli.13

Tutti i parenti in lutto chiedono quale significato sia rimasto nella vita e molti hanno paura del vuoto esistenziale percepito subito dopo.

L’irrompere dell’imprevisto costringe a cambiare il registro della vita dei genitori. Di fronte alla morte di un figlio, l’uomo e la donna devono affrontare la negazione della prospettiva di un rapporto unico al mondo. Ciò che prima sapevano teoricamente ( tutti muoiono) ora diviene esperienza diretta di dolore, nella propria carne, nella propria coscienza, in quella del coniuge.

Il genitore avverte tutta l’impotenza del proprio amore e quasi l’insignificanza dell’aver dato la vita, dell’essersi dato cura giorno per giorno, momento per momento di quel tu che è divenuto intimo a se stessi tanto da non potersi ormai definire indipendentemente.

La perdita lascia sgomenti e vuoti, privi di parole, perché non ne esistono di giuste davanti alla madre che piange il figlio morto.

Per non soccombere alla perdita lacerante è opportuno pensare che tutta la vita, dal suo inizio alla fine, è segnata da una perdita.

La morte di un figlio è un evento fuori dall’ordinario, che non può essere previsto e prevedibile, ma che non dovrebbe essere escluso dal progetto di vita.14

Quando è improvviso, il colpo può tramortire. I primi momenti sono terribili e vivere in quelle condizioni può apparire impossibile.

Il mondo sembra crollare; quella creatura amata, che ha comportato fatiche ed ansie per entrambi i genitori, al momento in cui viene a mancare occupa immediatamente il cuore e la mente degli stessi, sino a metterne in crisi l’equilibrio.

Essi rifiutano con tutta l’anima l’idea che quel figlio, così fragile ed insieme così potente da portare il sorriso e riempire una casa, quel ragazzetto incredibilmente capace di affrontare la vita come un piccolo uomo, quella bimba dolce e volitiva, quell’adolescente inquieto e già determinato a svolgere la sua parte nel mondo, quel giovanotto pieno di promesse possano scomparire nel nulla e portarsi nella tomba la vita dei genitori.

Far fronte alla morte di un figlio è indubbiamente molto più difficile che fronteggiare una perdita di qualunque altro membro della famiglia, da un lato perché genitori e figli condividono un intenso legame emozionale, dall’altro perché la morte infrange le speranze che i genitori hanno riguardo l’immortalità dei propri figli.

Tuttavia molti genitori colpiti dal lutto riportano cambiamenti positivi specialmente nella vita di coppia ed in generale nella relazione familiare.

Nei genitori che hanno perso un figlio questa esperienza aumenta la compassione e la comprensione verso coloro che hanno condiviso una simile perdita, la vita viene molto più apprezzata ed essi riconoscono l’importanza di trascorrere del tempo con la famiglia e il valore di amare qualcuno.

Molti genitori riportano un miglioramento nella vita matrimoniale e familiare negli anni seguenti la morte del proprio figlio: alcuni vedono aumentata la soddisfazione matrimoniale, sono più vicini al partner e più vicini agli altri figli.

Le famiglie in lutto sono anche più abili a risolvere meglio i conflitti e a parlare gli uni con gli altri riguardo i problemi emozionali.

Tuttavia, in alcune coppie la morte di un figlio contribuisce al divorzio, anche se questa conseguenza spesso deriva da un rapporto matrimoniale di per sé già compromesso.

Indubbiamente, però, un grave lutto porta i genitori ad essere meglio preparati a sostenere futuri problemi di salute, fa si che la famiglia assuma la priorità rispetto al lavoro e ad altre attività della vita, sviluppa un maggiore apprezzamento per le piccole cose quotidiane e dimostra una maggiore abilità nell’empatizzare con i problemi degli altri.15

Quando un figlio muore una parte significativa della vita dei genitori muore con il figlio e questo processo può avere implicazioni negative per il singolo e per la famiglia; ma la maggior parte dei genitori, sebbene profondamente colpiti dalla perdita, deve comunque trovare un modo per riprendere in maniera produttiva la loro vita.

L’importanza e il significato del ruolo genitoriale e del legame tra genitori e figli può subire molti cambiamenti nel tempo, cambiamenti che non terminano con lo sviluppo dei figli e che, per quanto paradossale possa sembrare, non terminano neanche con la morte del figlio.

Il lutto familiare è conosciuto come la maggiore crisi e la perdita che i genitori subiscono è particolarmente profonda e significativa.

Il legame di attaccamento fra genitori e figli è il risultato di un processo biologico, evolutivo e psicologico le cui forze operano per assicurare che i figli verranno al mondo e saranno curati.

Per sopravvivere l’essere umano deve guardare a sé e a tutte quelle cose che egli ritiene essere degne di protezione.

Quando la sopravvivenza di una cosa è percepita come vitale per la sopravvivenza di sé, può essere messo in atto un atteggiamento altruistico che senza difficoltà consente di raggiungere i propri scopi.

Il legame matrimoniale è un tipo di relazione in cui il sé e l’altro si combinano nel tutto; all’interno di questo tutto si aggiunge la presenza dei figli come completamento del rapporto di coppia.

I genitori investono risorse emozionali, finanziarie e fisiche per il bene dei propri figli e questo non è altro che un dono.

L’abilità dei genitori nello stabilire un’unica e magnifica relazione d’amore con ciascuno dei propri figli è un’importante dimostrazione dell’attaccamento umano.

Il numero di figli non è il principale elemento a dimostrazione dell’amore e dell’attenzione che i figli avranno all’interno della famiglia, piuttosto è il bagaglio di risorse emozionali che sottolinea questo elemento.

Quando un figlio muore questi elementi vengono meno e si precipita in una forte crisi che è devastante per i genitori.16

Il tipo di relazione con la persona deceduta sarà un fattore molto importante per lo svolgersi del dolore.

Il dolore può avere un corso molto lungo e rimanere con i genitori per tutto il resto della loro vita tant’è che essi spesso sono portati a far presente cosa avrebbe fatto o cosa sarebbe stato il loro figlio, anche a diversi anni di distanza dalla sua morte.

Indubbiamente, poi, il dolore varia con l’età del figlio e l’età dei genitori: nel caso di lutto di un figlio molto piccolo il dolore sarà molto intenso, considerando il fatto che viene meno una vita che era stata appena donata e, oltretutto, il dolore sarà più intenso per i genitori che perdono il loro unico figlio rispetto a coloro che hanno più figli.

I padri, poi, manifestano il dolore in maniera più silenziosa e composta rispetto alle madri perché la madre viene spesso considerata la figura più importante nei primi anni di vita del bambino.

I genitori che perdono un figlio si sentono differenti dalle persone normali e il loro allontanamento dalla vita di tutti i giorni può creare degli ostacoli a coloro che cercano di comprendere il loro lutto e vorrebbero operarsi per dare loro conforto.

Spesso però questa intenzione di dare appoggio viene male interpretata dai genitori che dimostrano insofferenza per i luoghi comuni come “Il tempo guarisce le ferite” “Può essere di conforto avere la famiglia intorno a te” e di conseguenza questi genitori ritengono tutte queste persone incapaci di comprendere il loro senso di solitudine e di completa disperazione.

Indubbiamente la morte di un figlio risulta essere inconcepibile all’interno di una società così sviluppata da un punto di vista tecnologico, tanto da far quasi sentire l’uomo immune da essa.

Si è ormai sviluppata una fiducia indiscussa nei confronti della scienza medica, arrivando a credere che essa possa trovare una soluzione indolore a qualunque tipo di problema.

I genitori che perdono un figlio si trovano all’improvviso catapultati dentro ad una cruda realtà: i figli possono morire e il dolore che ne deriva dipende soprattutto dal fatto che questa perdita è fondamentalmente una “perdita dell’innocenza”.

Questi genitori non sentono solo la perdita del loro figlio, ma anche la perdita della fiducia nel mondo e nelle sue tecnologie; questo tragico modo di vedere le cose è anche accentuato dal fatto che la perdita di un figlio viene comunque giudicata anormale.

Ovviamente la perdita di un figlio comporta uno sconcertante senso di solitudine per i genitori, che tutto possono accettare fuorché l’idea di sopravvivere ai propri figli.

Tra l’altro molti percepiscono il rifiuto da parte di molte persone a riconoscere la loro drammatica situazione; molti genitori in lutto infatti sentono la pressione da parte di amici e conoscenti affinché si comportino nel modo più normale possibile e non perdano il controllo delle loro emozioni.

La morte di un figlio comporta un senso di perdita unico nel suo genere.

Il senso di indebolimento che ha da sempre accompagnato la morte di un figlio, lo stato di devastazione psicologica, la poca esperienza di altri lutti familiari, la mancanza di un supporto sociale adeguato combinati tutti insieme possono lasciare i genitori soli, nel momento in cui si trovano faccia a faccia con la perdita di un figlio.

Il senso di solitudine può essere doppio: la mancanza di supporto all’esterno della famiglia può amplificare ed aumentare l’incapacità all’interno della famiglia di parlare in merito ai sentimenti ed ai significati della perdita.

Qualora questi discorsi dovessero essere affrontati, non farebbero altro che confermare la percezione che ogni membro della famiglia è solo, con il suo incomparabile dolore.

La morte di un figlio può inoltre destabilizzare l’intera famiglia.

Alcune famiglie piuttosto che lottare con il proprio dolore, si fanno da esso lacerare.

A seguito di questa esperienza perdono qualunque cosa desse significato alla loro vita; sembrano non essere in grado ne’ di guardare indietro ai ricordi con il proprio figlio, ne’ di andare avanti nelle relazione sociali: appaiono come immobili.

Inizialmente sembrano chiedere l’aiuto esterno per superare questo grande dolore, ma successivamente rifiutano qualunque tipo di supporto che possa alleviarlo.

In ogni caso, l’intensità del loro dolore può apparire ossessiva e il loro senso di reclusione diventa una caratteristica che definisce il loro modo di trattare con la perdita.

Soprattutto nei primi mesi dalla scomparsa, un ruolo importante è giocato da quelle che erano le abitudini del figlio che occupano ancora un posto importante nei pensieri della madre e per i genitori in questa condizione rimane un legame forte con gli spazi, ormai vuoti, che il figlio prima occupava (a tavola, nel letto…); quindi, tenere uniti i suoi effetti personali diventa incredibilmente prezioso e in questo modo essi possono arrivare a diventare sostituti del figlio anche per diversi anni.17

Nel caso opposto si trovano invece quelle famiglie che, nonostante il lutto, rimangono attive, si attaccano alla normale routine e danno enfasi agli aspetti non luttuosi della loro identità, cercando di condurre la medesima vita che conducevano prima della morte del figlio.

Quindi, partendo dal presupposto che il lavoro deve essere svolto e che la vita va comunque avanti, essi ritornano quasi immediatamente allo stile di vita usuale.

Questa fuga dal dolore a lungo andare comporterà necessariamente problemi psicologici anche se, comunque, risulta essere un normale meccanismo di difesa che però può offrire solo un breve sollievo.

Inoltre queste famiglie cercano canali di sfogo anche mantenendo i legami con membri della rete sociale esterna alla famiglia, dando l’idea di aver superato la devastazione del lutto, dando loro un apparente stato di normalità.18

Altre famiglie sviluppano, invece, relazioni con altri soggetti che hanno provato la medesima perdita e sono perciò in grado di comprendere i loro sentimenti e aiutarli a risollevarsi.La possibilità di essere capiti, di condividere la stessa esperienza permette di riflettere su cosa è andato perso veramente e consente di iniziare i lavori per la costruzione di una nuova identità.

Queste relazioni consentono di parlare apertamente del proprio figlio deceduto, piangere liberamente la sua morte, condividere sogni ed incubi e rappresentano indubbiamente uno degli strumenti più idonei per risollevare le sorti della famiglia.19

Altre famiglie ancora, infine, sono caratterizzate dal fatto che la sofferenza le ha costrette a ripianificare e rimpadronirsi di molti aspetti della propria vita.

Non ci sono credenze culturali, supporti di altri genitori in lutto che possano dare una spiegazione a ciò che è accaduto e nemmeno le relazioni sociali possono dare conforto ad una serenità ormai danneggiata.

La sopravvivenza personale ed il rifiuto di arrendersi alla disperazione convoglia in un esame del proprio dolore e nel desiderio di mantenere vive le relazioni familiari.

Guardando indietro vedono la loro famiglia e la loro vita illuminata da una nuova luce; inevitabilmente per alcuni si rende necessario rinegoziare il legame con gli altri membri della famiglia, per altri questo triste evento porta ad una nuova vita, nuove priorità ed un sempre maggiore senso di indipendenza personale, sebbene i legami con il passato non vengano dimenticati.

La loro sofferenza è sempre immensa, ma proprio questa situazione comporta un’esplorazione del significato della morte e di conseguenza si ha una rivisitazione del significato della vita.20

Sono sempre alla ricerca di un luogo all’interno della propria mente in cui il figlio è andato.

Le domande sulla morte si fanno frequenti, cosa essa significhi e come sia possibile proseguire la propria esistenza e allo stesso tempo temono per la morte di un altro membro stretto.

Inoltre, molti aggiungeranno al dolore anche un grande senso di colpa, sapendo che potrebbero lasciare soli e trascurare i figli o il partner.

Alcuni genitori sono emotivamente e socialmente paralizzati dal dolore, altri si buttano a capofitto nel lavoro, nascondendo le proprie emozioni, per supportare il resto della famiglia e facendo il possibile per tenerla unita.

In generale, però, ogni membro può reagire i maniera differente dagli altri, aggiungendo al proprio senso di isolamento personale, l’idea che nulla sarà più come prima.

MORTE DI UN FIGLIO PICCOLO

Spesso si dice che quando muore un genitore, una persona perde il suo passato.

Quando muore un figlio, una persona perde il proprio futuro.

Il bambino é strettamente legato al genitore da cui dipende totalmente: quando non c’è più rimane un vuoto.

I genitori desiderano ardentemente sentire il bambino accanto a loro e anche dopo la sua morte essi possono continuare a svegliarsi per sentire se il bambino piange e sono convinti di vederlo e sentirlo. Molti avranno bisogno di tenere i suoi abiti o la sua stanza intatta per un certo periodo; successivamente quando riusciranno a mettere via le sue cose, la morte per loro diventerà reale. Talvolta, pur avendo l’opportunità di spostarsi altrove o cambiare casa, non riescono in questa impresa per timore di perdere totalmente il bambino perchè alcuni sentono che se il bimbo dovesse “tornare a casa” essi devono essere lì per accoglierlo.

Dunque la perdita di un figlio per i genitori è la più difficile in assoluto da affrontare e l’età del figlio gioca sicuramente un ruolo importante soprattutto per quanto concerne la possibilità di recupero del lutto.

Queste perdite sono state definite “solitarie” perché spesso la madre deve sopportare da sola il dolore per la morte del figlio.

Spesso i genitori in questo caso devono dire addio al proprio figlio prima ancora di avergli detto ciao.21

Le madri spesso sopportano il peso del dolore da sole e talvolta mancano adeguati supporti per consentire loro di superare questo drammatico momento che è tale perché la morte di un figlio molto piccolo implica il fatto che non ci siano storie, memorie che lo riguardano, anche le fotografie sono molto poche.

Per i genitori queste poche cose sono custodite come un tesoro; ma per cercare di superare in modo positivo il lutto hanno pochi effetti personali e scarne basi su cui fondare i propri ricordi, quindi poche basi per operare sul lutto e cercare di risolverlo.

Il dolore derivante da questa perdita tende a perdurare per anni e ad intensificarsi sempre più con il passare del tempo e gli effetti possono essere devastanti per la salute dei genitori e per il matrimonio stesso, tanto che la relazione matrimoniale risulta essere particolarmente vulnerabile dopo la morte di un figlio.

Inoltre, l’inopportunità e l’ingiustizia nella morte di un figlio possono condurre i membri della famiglia ai più profondi interrogativi in merito al significato della vita.

Particolarmente difficile da affrontare può essere la morte del primogenito, dell’unico figlio, dell’unico maschio o dell’unica femmina, o la morte di un bambino in un incidente per il quale gli stessi genitori si sentono responsabili.

Poiché poi i bambini molto piccoli sono così completamente dipendenti dai genitori riguardo la loro sicurezza e la loro sopravvivenza, il loro dolore tende ad essere molto forte specialmente nelle cause di morti accidentali o ambigue, come ad esempio la SIDS ( sudden infant death sindrome) e spesso in questi casi la colpa ricade sempre sulla madre che ricopre il ruolo di prima responsabile della salute del figlio.22

Le madri che perdono un figlio molto piccolo hanno bisogno di un grande supporto familiare, ma spesso si pensa che per gli altri membri la situazione non sia così drammatica e questo spinge a pensare che il loro dolore sia meno significante.

Solitamente ci si riferisce alla figura paterna che, soprattutto in caso di morte di un figlio nei primi mesi di vita, ha sviluppato con lui una relazione molto debole, mancandogli l’esperienza della gestazione, per cui se il padre non ha avuto grossi legami con il figlio durante la gravidanza, per lui la sofferenza è meno acuta e comunque fatica a comprendere la tragica esperienza della propria moglie.

Dal momento che ora anche i padri possono sentire i movimenti del figlio e prendere parte al piano per il suo futuro è possibile per loro sviluppare un legame con il figlio non ancora nato.

Gli sviluppi nella tecnologia medica che consentono al padre di ascoltare il battito cardiaco ed osservare il profilo del proprio figlio ancora nell’utero materno permettono di sviluppare un maggiore senso di paternità.

Comunque le aspettative che si hanno sui padri come supporto per le mogli tendono ad inibirli dall’esprimere la loro angoscia ed è molto poco probabile che essi siano percepiti come essi stessi bisognosi di aiuto.

A seguito della morte di un figlio molto piccolo, le emozioni dei padri sono molto confuse poiché essi si trovano all’interno di una situazione che li vede costretti a reprimere i loro sentimenti allo scopo di supportarela moglie. Ipadri, infatti, sono i migliori aiutanti per le donne colpite da un lutto così grave.

Altre madri lamentano l’imbarazzo dei mariti alla loro incapacità di superare la condizione del lutto.

Sebbene le madri sappiano quanto il marito si senta sconvolto, egli sembra incapace di parlare con lei in merito all’accaduto e spesso cerca di evitare che lei ne parli con altre persone.

Questo dipende da intensi sensi di colpa e ricerca di cause in merito alla morte che quindi possono accentuare le differenze di coppia in merito a come il dolore viene affrontato.

Queste differenze riguardano il fatto che i padri non solo sono sconvolti per la morte del figlio, ma sono anche scioccati per l’intensità del dolore provato dalla propria moglie.

Questo li porta a sopprimere i loro reali sentimenti di angoscia allo scopo di supportare le loro mogli e tenere le redini di una situazione che appare disperata.

Questo sentimento di angoscia e disperazione provato dai genitori a seguito di un lutto farà fatica a sopirsi, anche nel caso in cui i genitori decidano di avere un altro figlio; per cui questo grande dolore si ripresenterà costantemente all’interno della loro vita.

Il problema è che l’incapacità di accettare che il figlio abbia vissuto così poco rende ancora più difficile l’accettare la morte.

La riluttanza di molti ospedali ad offrire un servizio esplicativo in merito alle morti premature non fa altro che aumentare i problemi derivanti dal dare un significato alla morte e spesso le madri in situazione di lutto lamentano, poi, la mancanza di appoggio ricevuta dai medici “Sembrava si vergognasse di me. Sono passata attraverso la stessa porta delle altre donne in gravidanza, ma sono dovuta uscire passando da una porta posteriore. Il dottore mi disse che qualcosa era andato storto. Ero devastata.”23

Progetti particolareggiati sulla futura vita del figlio, sulla sua crescita , sul suo sviluppo non fanno altro che far aumentare il dolore; e la perdita di questi sogni, che ormai i genitori avevano interiorizzato, ha bisogno di essere accettata, poi abbandonata, affinché si crei stabilità.

La stabilità può essere compromessa se la madre rimane nuovamente incinta, con la conseguente paura di diventare troppo attaccata al nascituro.

I bambini che nascono, ma vivono solo per poche ore o che vivono per un periodo più lungo, ma solo grazie all’aiuto di cure mediche intensive, presentano genitori spiazzati dal dolore per la perdita di questo soffio di vita della quale nessuno ha potuto godere ad eccezione dello staff ospedaliero.

Molte madri conservano sentimenti di colpa e frustrazione anche molto tempo dopo la perdita di un figlio molto piccolo, mentre i padri spesso evitano di frequentare il luogo della sua sepoltura e sono riluttanti all’idea di parlarne.

Quindi indubbiamente le madri sono le più colpite, essendo più vulnerabili.

Sono socialmente isolate e spesso abbandonano il lavoro; quando decidono di riprenderlo sono pervase da un senso di colpa e di fallimento ancora più forte.

All’interno della famiglia devono lavorare in modo arduo per aggiustare il nuovo ruolo parentale, devono essere in grado di ritagliarsi degli spazi vitali propri e devono continuare a prendersi cura degli altri figli, qualora ce ne fossero.

Quando questi compiti possono essere condivisi con il marito, egli potrebbe trovare una maggiore difficoltà ad accettare questa improvvisa ed inesplicabile perdita ed egli può faticare ad accettare la nuova routine.

Qualora la relazione con il figlio fosse stata irritante e la sua presenza considerata scomoda, il conseguente senso di colpa dei genitori, derivante dal rimpianto di non averlo amato come dovuto, potrebbe essere molto difficile da superare.24

La crisi derivante da questa terribile esperienza è ovviamente incomparabile.

I genitori si trovano in mezzo tra la vita e la morte.

Le madri spesso si sentono responsabili dell’accaduto, e si sentono morte loro stesse; il recupero sembra essere qualcosa di impossibile e di lontano sebbene questa idea appaia prematura all’interno di questo processo.

La durata del dolore si manifesta in diversi modi ed è condizionata da alcuni fattori; qualcuno ad esempio vive per diverso tempo in preda a strani simboli, auspici, sogni.

L’esperienza di questo dolore, oltretutto, non è solo momentanea e processuale ma poliedrica e stratificata: il trauma, il dolore e l’eventuale recupero sono correlati in modo complesso.25

Le inquietudini del trauma e la sofferenza a seguito del lutto si manifestano in maniera somatica e non verbale e questo rende molto difficile per gli assistenti portare aiuto ad una persona che esternamente è calma, ma internamente è tramortita ed incapace, a causa dello shock, di provare qualunque tipo di sentimento all’infuori della desolazione provata per la perdita del figlio.

La perdita di un figlio molto piccolo si conclude in un forte dolore che corre in senso inverso alle aspettative, perché i genitori hanno infatti investito grande energia verso un bambino che ha vissuto così poco e, come conseguenza di questa perdita, essi tendono a tenerlo vivo nella loro memoria.

Genitori molto giovani che perdono il loro primo figlio hanno bisogno di un supporto maggiore rispetto ad altri, soprattutto nel caso in cui si trovino ad abitare in paese diverso da quello in cui sono cresciuti e nel quale, di conseguenza, hanno poche relazioni sociali: spesso in questi casi, infatti, rischiano di rimanere soli.

Un importante ruolo di supporto è ricoperto anche dagli altri figli presenti.

Essi possono cercare di consolare i genitori, per quanto sia loro possibile, ed arrivare quasi ad assumere il ruolo di “terapisti” nella relazione familiare anche perché spesso sono in grado di celare il loro immenso dolore pur di aiutare i propri genitori.

Soffrono intensamente anche i nonni, perché appare essere contro natura l’idea che un nonno sopravviva al proprio piccolo nipote.

Generalmente le nonne, identificandosi con la madre, soffrono molto di più rispetto ai nonni che, pur dando il loro appoggio ai genitori colpiti da lutto, faticano ad esprimere i propri pensieri e manifestare i propri sentimenti.

Il dolore delle famiglie colpite dalla perdita di un figlio molto piccolo richiede perciò grande tolleranza e condivisione e solitamente i membri della famiglia stanno vicini l’uno all’altro e tendono ad innalzare un muro intorno a loro: in questo modo possono piangere la scomparsa del proprio figlio in maniera intima.

E questa intimità è necessaria a seguito di morti premature.

Molti genitori spesso poi manifestano il dolore per la perdita e il senso di vuoto in modo psicosomatico; molte madri sono più in grado di altre di manifestare verbalmente i sentimenti provati, ma

tutte le perdite comportano sentimenti di angoscia, inquietudine, panico ed ansia che causano il fatto che la madre tende a mantenere “vivo” il proprio bambino.

Infatti, nonostante la morte, le madri si sentono ancora dipendenti dal proprio figlio che continua ad esistere nonostante non lo sia più da un punto di vista fisico.

Continuano a preoccuparsi per lui e questo comporta anche il fatto che alcune donne visitino giornalmente il luogo in cui il figlio è sepolto proprio per mantenere vivo questo legame di unione che diventa però così simbiotico che, poiché il figlio si trova in una tomba, a lungo andare anche la madre arriverà a sentirsi in una tomba essa stessa.

Di contro, c’è però anche la metafora religiosa che porta a vedere il bambino come un angelo e questa idea, se da un lato comporta indubbiamente maggiore sollievo, dall’altro spacca questa traumatica esperienza in due: la sconcertante idea di un figlio sepolto e l’idea di un angelo consolatore.

L’elaborazione di questo lutto, infine, richiede molto tempo: sebbene l’inquietudine, l’ansia e la depressione scompaiano, il dolore continua per lungo tempo e i primi anni sono indubbiamente i peggiori poiché quello del dolore è un processo circolare caratterizzato da un’intensa emozione di sofferenza e da un ossessivo bisogno di trovare una causa ragionevole per ciò che è accaduto.26

1.4 MORTE DI UN FIGLIO ADULTO

La morte di un figlio o di una figlia più grande é molto diversa per i genitori a causa dello speciale rapporto che essi avevano avuto con lui adolescente e in questa fase del rapporto, come tali, si preoccupano vedendo i loro ragazzi correre dei rischi, provare cose ignote e fronteggiare problemi.

I genitori di solito resistono a questi primi passi verso 1’indipendenza. Ma proprio questa resistenza può causare in loro un senso di colpa dopo che il ragazzo é morto.

Ricordano vividamente le porte sbattute, i battibecchi arrabbiati, le ramanzine, talvolta si chiedono se siano stati abbastanza protettivi e spesso i genitori di vittime di incidenti stradali si sentono colpevoli per aver permesso ai propri ragazzi di avere un’auto o una moto.

Essi avranno bisogno di essere rassicurati sul fatto che le discussioni che hanno avuto con il figlio erano parte normale dello sviluppo di un’adolescenza e, come genitori, hanno fatto il meglio che potevano. Quando muore un adolescente, il dolore dei congiunti di solito é pieno di amarezza perché era stato fatto un grandissimo investimento che non ha dato alcun frutto.

Per i genitori più anziani, che i loro figli grandi muoiano prima di loro é intollerabile ed innaturale e produce in loro un particolare senso di colpa. Essi, inoltre, sentono che se fossero stati dei genitori migliori avrebbero avuto la capacità di proteggere il figlio dalla sua morte prematura. La collera provocata da questa morte a volte viene rivolta contro il coniuge ed i nipoti.

I genitori che hanno perduto un figlio adulto, che aveva già costruito una vita propria, spesso si trovano estremamente soli: il coniuge ed i bambini della vittima verranno confortati da tutti, ma pochissimi realizzeranno che anche gli stessi genitori della vittima stanno soffrendo profondamente.

Nel caso di un figlio adulto, comunque, la perdita assume un valore piuttosto differente rispetto alla morte di un figlio più piccolo.

Il senso di totale indipendenza del figlio dà significato alla relazione con lo stesso, che è quindi in grado di assumersi le proprie responsabilità, perciò il fatto che il figlio sia cresciuto e abbia una propria personalità, rende questa perdita molto difficile da accettare sia in riferimento alla relazione che fino a quel momento era stata costruita, sia per la relazione che sarebbe stata in futuro.

I genitori colpiti da questo grave lutto manifestano grande ansia e, anche a molti anni di distanza da questo tragico evento, tendono ad avere problemi dal punto di vista affettivo, somatico, sociale e psicologico.

Paradossalmente, la morte di un figlio adulto e la conseguente perdita del contatto vitale con lui, porta a far aumentare la solidità della relazione con lo stesso, ora interiorizzato e facente parte della memoria dei genitori.

In molti casi la positiva valutazione, l’investimento in termini di progetti futuri e il coinvolgimento nei confronti del figlio deceduto rimangono sproporzionatamente elevati per molti anni e con notevoli costi per la relazione interpersonale con gli altri figli.

Questo comporta costanti pensieri e angoscia pensando a lui; e questa situazione rende difficile la risoluzione di questo lutto.

Spesso può rimanere un attaccamento patologico con il figlio defunto, che a lungo andare può diventare disfunzionale per le altre relazioni all’interno della famiglia soprattutto con gli altri figli.

Questo genere di perdita, perciò, accompagna i genitori per il resto della loro vita e molti faticano a riprendersi. Il problema è dato dal fatto che spesso la morte di un figlio adulto implica che gli stessi genitori abbiano ormai un’età avanzata e di conseguenza la loro più grande paura è quella che il figlio “morirà” per sempre quando essi stessi moriranno, poiché non vi sarà più alcuno che lo terrà vivo, in termini di ricordi, con la loro stessa intensità.

Quindi questo tipo di lutto comporta un maggiore coinvolgimento emotivo con il figlio deceduto a discapito della relazione con gli altri figli, e di conseguenza i genitori vedono talvolta diminuita la loro capacità di impegnarsi emotivamente con i propri restanti familiari.

Questo accade perché le responsabilità nei confronti del figlio deceduto permangono e proseguono a fianco di quelle dei figli ancora in vita; ma inevitabilmente questo atteggiamento porta a far insorgere nei genitori un grande senso di colpa nei confronti degli altri figli.

Questi genitori sembrano quindi vivere in due mondi separati, un mondo reale ed una realtà alternativa: spesso, infatti, il figlio scomparso è percepito come più vicino, accessibile e reale degli altri figli.27

La morte di un figlio adulto, perciò, implica una particolare e traumatica forma di dolore, forse la più stressante e duratura. La perdita di un figlio adulto avviene poi generalmente in un momento della vita in cui non è più neanche possibile che questo vuoto venga “colmato” con la nascita di un altro figlio, avendo ormai i genitori un’età in cui non è più possibile concepire e questo porta le madri, maggiormente rispetto ai padri, a mostrare più alti livelli di depressione.28

La morte di un figlio adulto impatta in maniera devastante sull’ intera famiglia e può produrre enormi angosce e durare per molto tempo.

Quando inopportunamente questa perdita arriva, la famiglia sperimenta un senso di crudele ingiustizia a causa della fine di questa vita proprio nel fiore degli anni.

Il figlio adulto è pieno di impegni, aspettative e progetti che però la morte improvvisa ha impedito che fossero realizzati e il dolore e il senso di colpa, che sempre accompagna i genitori in caso di lutto, li inibisce dal continuare la propria vita così come si svolgeva prima dell’evento luttuoso.

Il problema del senso di colpa può anche arrivare a lacerare l’animo dei genitori qualora il figlio adulto avesse avuto un rapporto conflittuale con la famiglia, o fosse morto per suicidio, overdose, o comunque a causa di una morte “cercata” e in questo caso, probabilmente, l’elaborazione del lutto sarà più complicata.

In caso di morte per atteggiamento di auto-distruzione i genitori possono nutrire un sentimento di rancore nei confronti del figlio morto, frustrazione per questo atteggiamento da lui tenuto e tristezza per questa perdita senza senso.29

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1ALESSI A., Strappi di vita, Pavia, Bonomi, 1999, p. 100

2HUMPHREY G.M., Counselling for grief and bereavement, London, Sage Publications, 1996,p. 1

3Ivi, p. 2

4HERZ F., ”The impact of death and serious illness on the family life cycle”, in CARTER & Mc GOLDRICK, (a cura di) The family life cycle: a framework for family therapy, New York, Gardner Press, 1980, pp.225-234

5SMITH C.R.,Vicino alla morte.Guida al lavoro sociale con i morenti e i familiari in lutto, Trento, Centro Studo Erickson, 1990, pp.110-112

6Ibidem

7ANTONELLI F., Per morire vivendo, Roma, Città Nuova Editrice, 1990, p.17

8Ivi, p. 20

9RICHES G. & DAWSON P., An intimate loneliness, Philadelphia, Open University Press, 2000, pp. 131-132

10SCABINI E., “Affrontare l’ultima transizione: relazioni familiari alla prova”, in SCABINI E. – DONATI P. (a cura di), Tempo e transizioni familiari, Milano, Vita e pensiero, 1986, pp. 91-92

11Ivi, pp. 94-97

12http//www.fevr.org

13BERTI G. & BERTI A.S., “Quando muore un figlio”, in Il Delfino, 1999, 3, pp. 44 -45

14DI NICOLA G.P. & DANESE A., “Altri volti della vita” in Famiglia oggi, Cuneo, San Paolo Editore, 1999, 10, p. 8-9

15STROEBE M.S., HANSSON R.O., STROEBE W., SCHUT H., Handbook of bereavement research, Washington D.C., American Psycological Association, 2001, pp.148-149

16Ivi, pp.219-221

17Ivi, p.109

18Ivi, p.116

19Ivi, p.121

20Ivi, p.124

21HUMPHREY G.M., Counselling for grief…, London, Sage Publications, 1996, p. 142

22WALSH F. & Mc GOLDRICK M., “A time to mourn: death and the family life cycle”, in WALSH F. & Mc GOLDRICK M. (a cura di), Living beyond loss. Death in the family, New York, W.W. Norton Company, 1991, pp. 37-38

23RICHES G.,DAWSON P. ,An intimate loneliness,…,pp. 140-141

24Ivi, p. 143

25VAISANEN L., “Family grief and recovery when a baby dies” in Zeta. Ricerche e documentazioni sulla morte e sul morire, Bologna, 1997, 20, p. 15

26Ivi, p.16

27STROEBE M.S., HANSSON R.O., STROEBE W., SCHUT H., Handbook of bereavement…, p.230

28ARCHER J., The nature of grief, London, Routledge, 1998, p.121

29WALSH F. – Mc GOLDRICK M., “ A time to mourn: death and the family life cycle”, in WALSH F. – Mc GOLDRICK M. (a cura di), Living beyond loss. Death…, p. 40

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