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 “E il traffico continua a scorrere regolarmente …”

Busto Arsizio – Uno spettacolo teatrale in sei città della provincia per ricordare tutte le vittime degli incidenti stradali. Obiettivo, sensibilizzare i più giovani

Potrebbero essere oltre 300 mila i nomi dei protagonisti di “Il traffico ha ripreso a scorrere regolarmente…”, il progetto di educazione stradale che toccherà sette teatri della provincia. Infatti, sono circa otto mila ogni anno le vittime della strada, 300 mila appunto dal 1969 al 1998 secondo l’Istat. La maggior parte sono giovani e giovanissimi dagli 0 ai 29 anni, ma anche molti ultracinquantenni, soprattutto pedoni e ciclisti.

L’ “Associazione familiari vittime per una strada che non c’è”, l’associazione culturale Educarte e il Teatro Sociale di Busto Arsizio (con il contributo della Fondazione comunitaria del varesotto), hanno scelto però le storie di Roberto Conti e Michele Lapescara per lanciare ai ragazzi delle scuole medie e superiori «un vero e proprio invito alla vita – spiega Delia Cajelli, autrice e regista del testo teatrale -. Vogliamo portare in scena le storie di questi due giovani, ma anche di tanti altri come loro, così come i genitori e gli amici ce le hanno raccontate. Da trent’anni lavoro con i giovani: mai come ora vedo che vivono in una situazione di degrado sociale, dove né i genitori né la scuola sono in grado di offrire loro valori in cui credere. Sbagliamo a pensare che i giovani sono superficiali, sono gli adulti ad esserlo: quando i ragazzi incontrano del valori veri, li abbracciano e li fanno loro per tutta la vita».

Le storie di Roberto, figlio dell’ex proprietario del Teatro Sociale morto in un incidente nel bergamasco e Michele, 24enne impegnato nel sociale e nel volontariati rimasto ucciso in un incidente in moto nel 2000, sono purtroppo uguali a quelle di moltissimi altri giovani.

Cosa potevo dire a mio figlio, se non che non ero d’accordo sull’acquisto della moto e di stare attento? – spiega Antonietta, mamma di Michele, che in suo ricordo ha pubblicato anche il volume di poesie scritte dal figlio “Ciao Lape, ricordando Michele” – Ma anche se uno sta attento, qualcun’ altro può causare incidenti e tragedie. Per me è stato molto doloroso condividere con gli altri gli scritti e la vicenda di mio figlio, ma ho capito che il mio dolore doveva servire a qualcosa. Il messaggio che voglio lanciare ai giovani è che stiano attenti e imparino rispettare la loro vita e quella degli altri. Per questo hanno bisogno dell’aiuto della famiglia, ma anche della società: la scuola e gli ambenti che frequentano i giovani devono diventare un luogo di educazione, la prevenzione deve essere fatta dalla società, a partire dalla scuola materna».

La prevenzione, la diffusione dell’informazione e l’educazione ai valori della sicurezza stradale sono i primi fra gli obietti dell’associazione dei familiari delle vittime (http://www.vivisustrada.it/) – presente a livello lombardo nelle province di Varese e Como e forse a breve a Sondrio. «Quello che colpisce dello spettacolo diretto da Cajelli – spiega Ernesto Restelli, presidente dell’associazione ufficialmente nata il 4 aprile 2005 – è la luminosità che circonda i giovani attori, le “vittime”. In questo spettacolo la morte di questi giovani viene presentata per quello che è realmente: la recisione forzata di un filo che non avrebbe dovuto ancora rompersi, l’impossibilità per questi ragazzi di vivere la loro vita e realizzare i propri sogni. Queste tragedie hanno anche conseguenze sui parenti: quasi il 50 per cento della famigli si sfascia, perché è impossibile sopportare il dolore».

Uno degli scopi principali di questo gruppo di genitori è quindi quello di sensibilizzare i giovani, le loro famiglie e la società, ma anche di educare a una prevenzione attiva. «Gli incidenti, in termini di vittime e invalidi permanenti – spiega Restelli – hanno un costo più alto per lo Stato rispetto a quello di un serio programma di prevenzione attiva. I paesi nordici in questo senso sono molto più avanti: in Svezia le auto sono dotate di un dispositivo per misurare l’acolemia per cui se si supera un certo livello, non è possibile mettere in moto la vettura. Ad esempio, se ci sono i limiti di velocità. Che senso ha produrre auto che arrivano a 230 chilometri orari?».

Mercoledi 19 Aprile 2006,  Valeria Vercelloni, redazione@varesenews.it

Programma degli spettacoli

Gallarate, 22 aprile 2006

Tradate, 27 aprile 2006

Varese, 28 aprile 2006

Busto Arsizio, 3 maggio 2006

Gavirate, 4 maggio 2006

Saronno, 5 maggio 2006

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